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Linguaggi non verbali nella comunicazione interculturale

Comunicare attraverso le culture con i gesti, la mimica, l’abbigliamento gli,status symbol.


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55- 38- 7? Questi numeri non ti dicono niente. Sono i magici numeri della comunicazione: quello che percepiamo in un messaggio verbale dipende per il 55% dai gesti, dalla mimica facciale, dalle posture, per il 38% dal tono, dal ritmo e dal timbro della voce e, infine, per il 7% dalle parole pronunciate.

La maggior parte delle informazioni che giungono al cervello passa attraverso l’occhio: siamo “prima visti che ascoltati”, e anche “più visti che ascoltati”. Le prime impressioni, lo sappiamo tutti, sono determinate principalmente dal modo in cui ci presentiamo e diciamo le cose al nostro interlocutore, anziché dal contenuto verbale. Il linguaggio non verbale arriva quindi prima di tutto il resto e prevale sugli altri messaggi che noi mandiamo, che vogliamo o no, che ne siamo consapevoli o meno. Quando l’interlocutore percepisce un conflitto tra il codice verbale e paraverbale, il nostro messaggio perde autenticità e efficacia.  Nelle relazioni interculturali i due codici sono i più difficili da comprendere e quelli dove si corre il rischio di gaffe e malintesi. Quando le difficoltà linguistiche impediscono una comunicazione fluida, il linguaggio interculturale non verbale ha un ruolo decisivo.

Nelle situazioni di comunicazione interculturale è, quindi, fondamentale imparare e conoscere quali sono le regole che valgono in situazioni interculturali.

Sapevi che:

In India, la mano destra è “pura” e si utilizza per portare il cibo alla bocca (negli ambienti nei quali non si utilizzino le posate), per porgere il denaro al momento di un pagamento, per passare un oggetto. La mano sinistra, anche se utilizzata nel compiere le più diverse azioni quotidiane, è connotata da “impurità”.

Se in Italia il contatto oculare è segno di attenzione e di ascolto anche in situazioni formali, in Cina, può essere interpretato come segno di sfida o di mancanza di rispetto soprattutto nel caso in cui sia il sottoposto a guardare negli occhi il proprio superiore o il leader della delegazione straniera.


Un gesto russo incomprensibile agli italiani schioccare le dita per tre volte all’altezza della mascella e significa “ho bevuto alcolici”, “sono ubriaco” o “vado a fare una bella bevuta”.

In Giappone lo scambio dei biglietti da visita non è una semplice formalità ma un vero e proprio rituale che si pratica soprattutto in ambienti lavorativi ma anche in situazioni meno formali, Riporre in maniera distratta un biglietto da visita ricevuto da un giapponese, è considerato un gesto molto scortese.

A noi potrebbe venire naturale, una volta seduti, accavallare le gambe e non pensare alla posizione del piede, mostrare la suola delle scarpe a un incontro con persone arabe, però, è considerato un’offesa perché la suola è a contatto con la sporcizia delle strade.

Non voglio offrirti non verità inalterabili e assolute poiché le culture sono fatte da persone e le indicazioni che condivideremo vanno sempre messe al vaglio dell’esperienza.

Il servizio comprende:

- questionario preliminare e video chat o telefonata conoscitiva;

- report dell'incontro e note sulla comunicazione non verbale dell’area d'interesse



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