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Marketing e comunicazione

Perché è necessario un esperto in comunicazione

Autrice

Claudia Silivestro
Giornalista, addetta stampa

Pubblicato

03 ottobre 2014

Tempo di lettura

2 Min


Quando la nave è in tempesta sono in molti a pensare di alleggerire il carico. Un’azienda, di piccole e medie dimensioni come la maggior parte in Italia, fa lo stesso: per stare più leggera riduce i dipendenti, taglia le spese, fa una lista di priorità ed elimina tutto quello che viene considerato meno importante. La comunicazione (dai progetti di investimento pubblicitario all’ufficio stampa) è uno dei settori percepiti come un surplus ed è quindi destinata a un progressivo assottigliarsi del budget. Eppure, oggi, ancora più di prima, comunicare è importante, strategico, decisivo.

 

La comunicazione - e tutto ciò che è relativo ad essa, dalla gestione delle relazioni esterne sino ai social media – vive oggi tutta la complessità legata alla straordinaria evoluzione della tecnologia negli ultimi anni.
Già prima, trattandosi di una professionalità intellettuale, era spesso soggetta alle incomprensioni dei meno esperti. La diffusione della rete Internet, del web 2.0 e dei social network, ha cambiato radicalmente il modo di lavorare delle agenzie di comunicazione, lo scenario complessivo, le dinamiche e i comportamenti dei destinatari, le esigenze delle imprese.

Inoltre, le tecnologie oggi a disposizione di tutti inducono a una percezione ingannevole. Comunicare è un’azione che sembra possibile eseguire in autonomia, senza affidarsi a dei professionisti competenti, che fanno e hanno fatto questo di mestiere. L’ufficio stampa è affidato, per quel poco che serve, - così pensano in molti – all’ufficio marketing. In alcuni casi si assume una risorsa specifica per il social media management, ma anche in questo settore, così delicato e determinante, sono in molti ad avviare progetti per poi abbandonarli dopo pochi mesi, relegando la comunicazione sui social network agli ultimi ritagli di tempo della segreteria nell’ufficio clienti.

Personalmente, ho conosciuto aziende che realizzavano completamente in house testi e progetto grafico di volantini e brochure. Già, la grafica: basta avere Photoshop e una macchina fotografica digitale…oppure no?
No. Per realizzare un bel volantino, anche solo un volantino, la competenza di un grafico è necessaria. Per scrivere un comunicato stampa ci vuole un giornalista e per intraprendere un progetto di ufficio stampa ci vuole un professionista che sappia come pensano i giornalisti, come lavorano i giornali, quali sono i loro tempi e le loro esigenze. Il rischio? Un volantino male impostato, perché realizzato senza le competenze, non è semplicemente brutto: può essere poco leggibile e non raggiungere l’obiettivo.

Un comunicato stampa scritto senza aver compreso il registro e i bisogni di chi andrà a leggerlo sarà un buco nell’acqua. Dirò di più: un comunicato scritto male, in molti casi, viene semplicemente cestinato dal giornalista che lo riceve.
La comunicazione è un processo che ha dell’immateriale, i suoi risultati sono, spesso, a medio e lungo termine e non tutti misurabili. Non per questo, però, è da considerarsi un’attività di second’ordine o un mestiere riproducibile con poco sforzo. 

La comunicazione, inoltre, se ben intrapresa, spinge le aziende a lavorare con strategia, perché si deve intendere in stretta relazione con gli obiettivi di business: non quelli di breve respiro – pur necessari – come “quanto ho venduto questa settimana?” ma quelli di un orizzonte più ampio:

 “quanto venderò e a chi nel prossimo anno?Saprò tenere il passo con l’innovazione del mercato? Saprò essere competitivo, adotterò una metodologia complessiva orientata alla qualità e ai bisogni dei clienti? “