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Famiglia

LA RISOLUZIONE DEL CONFLITTO FAMILIARE ATTRAVERSO LA FIGURA DEL GENITORE OMOLOGO

Autrice

Pamela Magnani
Counselor trainer e doula

Pubblicato

19 novembre 2015

Tempo di lettura

5 Min



Il conflitto fa parte integrante della vita quotidiana di tutti e, in certa misura è una cosa naturale; innaturale è il grado di aggressività che, nel nostro tempo, sta aumentando nei diversi settori della vita di un individuo. Esiste il conflitto perché esiste la relazione e senza di esso la relazione non è completa. Importante sarebbe scoprire che il conflitto è un dono che ci permette di usare le nostre energie per migliorarci e migliorare le nostre relazioni sociali.

Il conflitto è un segno doppio: indica la voglia di esserci, di avere il proprio ruolo, di difendere una personale posizione, quindi, di esprimere se stessi. Ma esprime anche la difficoltà di gestire la diversità. Per salvaguardare il primo aspetto, positivo, e per non soffocarlo, occorre guardare al secondo.

Qui può essere utile il counselling e la mediazione per la gestione pacifica del conflitto, applicabile in diversi ambiti: penale, sociale, scolastico, commerciale, familiare, ecc. Prima di tutto, occorre considerare che il conflitto non è eliminabile del tutto, perché esso è, anzi, un segnale di benessere. Indica, infatti, che ciascuno sta cercando il suo posto, il suo spazio e deve contrattarlo con l’altro. Contrattare non vuol dire prevalere, giacché in verità non si ha la piena soddisfazione quando si vince e si ottiene quello che si vuole, ma solo quando ci si sente riconosciuti e appagati nelle esigenze più autentiche.

A mio parere in situazioni di separazione è sempre utile un percorso di counseling per far chiarezza e verificare la possibilità che la separazione possa liberare effettivi spazi di creatività.

Sempre più spesso le coppie minacciano di separasi soltanto perché non riescono e non sanno cambiare i loro schemi relazionali e riprogettare su basi più adeguate la vita a due; talvolta il vissuto di impotenza nella coppia si cronicizza a tal punto che anche l'operatore ne viene investito e può fare molta fatica ad essere propositivo e creativo.

In merito ai figli, le modalità di potere in atto nella coppia inducono a utilizzarli e strumentalizzarli credendo di vincere la lotta; in realtà, gli aspetti creativi e vitali della vita di coppia come la sessualità, il mondo emotivo-affettivo e i figli, solitamente non trovano spazi adeguati, soffocati spesso da modalità economiche. Infatti, può capitare che ci si ricatti vicendevolmente in quanto può regnare confusione fra “economico” e “simbiotico”, fra modalità di scambio e modalità di condivisione gratuita. Questa confusione è alla base di un gran numero di separazioni e purtroppo coinvolge anche il rapporto con i figli che spesso diventano beni da possedere piuttosto che creature fragili a cui garantire ancora più amore in quanto, loro malgrado, coinvolti nella lacerazione della coppia. Ogni bambino vuole bene ai suoi genitori, indipendentemente da come si comportano con lui. Quindi nel caso di una separazione anche lui si sentirà lacerato anche se, esteriormente, potrebbe mostrare di preferire uno dei due genitori. Bisogna ricordare che in presenza di figli non è mai possibile smettere di essere genitori e quindi in virtù di ciò è sempre meglio trovare un accordo e sostenersi reciprocante come padri e madri per il ben-essere dei propri figli, garantendo loro la massima stabilità.

Invece, talvolta, l'interferenza economica esplicitata, attraverso la lotta per il potere diventa l'unico modo per comunicare, per cui l'uno o l'altro genitore fanno a gara a che è più buono con il figlio, a chi è più comprensivo, a chi è più attento; in realtà questo può diventare un modo per cercare a tutti i costi la squalifica e l'inadeguatezza dell'altro e copre in questo modo i propri sensi di colpa. I figli avvertendo che il clima emotivo è formale, che l'interessamento dei genitori è un modo per continuare la guerra, non si fidano più dei genitori e cercano dei sostituti; ciò è particolarmente pericoloso soprattutto nel periodo adolescenziale. Mantenere la tensione e la guerra, ad esempio escludendo l'altro coniuge da ogni tipo di rapporto, magari impedendo di mantenere i contatti con i figli, significa non aver superato il senso di colpa e proiettarlo sull'altro, che viene ritenuto indegno di svolgere il naturale ruolo genitoriale. Quali sono, allora, alcuni strumenti essenziali da poter utilizzare per poter gestire al meglio situazioni familiari recuperabili o rendere, comunque meno traumatiche quelle che hanno scelto la via della separazione?


Lo psicoanalista milanese, Dott. Vittorio Volpi (1936 – 1998), elaborò una metodologia clinica molto originale e certamente innovativa nel campo della ricerca psicologica. Per il Dott. Volpi l'amore dei propri genitori, in particolar modo per il genitore dello stesso sesso, appunto omologo, rappresenta la base per costruire e mantenere una solida identità personale e poter così disporre di un rapporto unico di riferimento capace di garantire per sempre la costanza della propria immagine, indispensabile per rimanere se stessi lungo tutto il processo di adattamento ai cambiamenti che la vita impone. Il genitore omologo rappresenta la persona più affine, dal punto di vista psico-sessuale, al proprio figlio/a e ciò permette una reale accettazione di sé, senza aver bisogno di “maschere” interne e senza dover ricorrere a surrogati affettivi, che non avranno mai la forza e la gratuità dell'amore genitoriale.

Nelle situazioni, allora, di separazione fare in modo che questo rapporto sia il più possibile protetto e valorizzato, può rappresentare motivo di ben-essere per i figli. Sostenere questo rapporto così essenziale per l'identità dei propri figli, permette anche al genitore altro di poter gestire meglio il loro mondo interno. Infatti, il genitore altro diviene fondamentale perché può facilitare l'intimità del figlio/a e genitore omologo e garantire, anche in situazione di separazione, l'equilibrio della vita futura dello stesso/a. Inoltre, la funzione del genitore altro è decisiva, poiché arrivano, per mezzo della sua persona, tutte le informazioni indispensabili sul figlio/a, attraverso gli “agiti” emotivi, in quanto più facilmente “vittima” del sommerso emotivo degli stessi.

Comunque sia, l'amore di entrambi i genitori, quando è distante da ogni forma di Ego personale, quindi libero e lontano da forme più o meno compensative della propria vita, è un medicinale “unico e irripetibile”.


Nei conflitti, ognuno è attore e spettatore e tutti hanno una parte di responsabilità: riconoscere ciò è già il primo passo verso la riappacificazione con se stessi, con l’altro e con il mondo circostante.

E proprio perché il conflitto è parte della vita e quindi ha sempre una valenza sociale, l'educazione alla relazione dovrebbe essere inserita nel curriculum scolastico in modo verticale, per acquisire strumenti e competenze irrinunciabili in un sano percorso di crescita.



Bibliografia:


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Rivista “Psicanalisi del rapporto di coppia a cura di Bassi G. e Zamburlin R., n° 12, anno 1994;

Rivista “Psicanalisi del rapporto di coppia a cura di Bassi G. e Zamburlin R., n° 15, anno 1996;

Rivista “Psicanalisi del rapporto di coppia a cura di Bassi G. e Zamburlin R., n° 32, anno 2008.