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Da mamma a Mamas: Paola Abrate

Autrice

NetworkMamas .
Il sito collettivo delle mamme freelance

Pubblicato

13 luglio 2017

Tempo di lettura

6 Min



La psicologia è spesso vista come una cosa usata solo "dai matti" invece Paola ci racconta come potrebbe essere di aiuto in molte occasioni per alleviare disturbi o addirittura prevenirli.

Ciao Paola, ci racconti brevemente di cosa ti occupi?

Sono mamma, psicologa e psicoterapeuta e mi occupo del disagio delle persone che stanno attraversando un momento di difficoltà, o che tanno vivendo una sofferenza più profonda, accolgo storie di perdite, di conflitti, di rinunce e di scelte, sempre storie di grande coraggio nonostante tutto. A seconda delle problematiche che emergono nella prima fase di valutazione imposto un percorso di consulenza o di psicoterapia personalizzato con l'obiettivo di rileggere e dare nuovi significati alle storie e per coglierne l'unicità, per curare le “ferite dell'anima” e nello stesso tempo per far emergere le risorse che ognuno ha, ma che spesso purtroppo vengono sepolte da eventi dolorosi. Organizzo anche percorsi di gruppo su varie tematiche, adottando una metodologia esperienziale che permetta ai soggetti di scoprire e conoscersi meglio attraverso attività espressive e ludiche.

A cosa hai lavorato in questo periodo? Ci fai un esempio di un tuo lavoro recente? Quali risultati ha ottenuto il tuo cliente grazie al tuo aiuto?

Costantemente lavoro con pazienti, ma di questo non posso parlare nel dettaglio perché il mio Codice Deontologico mi impone di rispettare il segreto professionale: è fondamentale rispettare ciò che avviene in seduta, la fiducia che il paziente ripone nel terapeuta, offrendo e raccontando parti di sé molto preziose, a volte molto sofferenti, spesso mai condivise con altri.
Posso raccontarvi però ad esempio che sto lavorando con alcune persone che erano presenti in Piazza San Carlo a Torino in occasione della finale di Champions della Juventus e che portano con sé vivide immagini di terrore che irrompono nella loro quotidianità. Li sto aiutando ad affrontare e superare questo trauma che hanno vissuto attraverso l'utilizzo della metodologia EMDR, un approccio evidence-based per la quale mi sono formata alcuni anni fa. Questa permette al cervello traumatizzato di superare ed integrare in modo efficace gli eventi dolorosi con aspetti positivi e con le proprie risorse (se vuoi saperne di più di questa tecnica puoi scegliere la mia consulenza gratuita dove ti spiego in modo dettagliato come funziona e quando può essere utile).

Recentemente ho concluso un progetto di educazione affettiva in una scuola primaria: con una classe a partire dal primo anno abbiamo fatto insieme un “Viaggio nel cuore”, imparando a conoscere le emozioni di base, ad individuare i propri punti di forza e il valore della collaborazione, fino ad arrivare in quinta, quest'anno, ad affrontare il tema della sessualità, partendo dalla loro curiosità, che ha portato a cercare insieme le risposte alle loro numerose domande.
È stato un viaggio molto ricco che ha permesso ai bambini di avvicinarsi alle emozioni, a riconoscerle, a darsi il permesso di raccontarle e di trovare nuovi modi per gestirle… non immaginate quante emozioni mi abbiano regalato questi fantastici bambini che ormai si stanno avvicinando al loro essere grandi.

Per gestire questo lavoro hai usato in qualche modo Internet, lavorando a distanza? E più in generale: riesci a trovare dei contatti di lavoro tramite Internet?
In realtà nel mio lavoro, l'utilizzo di Internet riguarda la parte iniziale di progetti ed attività. Serve per prendere contatti ad esempio con nuovi potenziali pazienti (molti mi contattano sulla mia pagina Facebook, mi “trovano” in rete attraverso il mio sito oppure tramite il mio profilo su Networkmamas) o per iniziare nuove collaborazioni con colleghi, ma anche con altre figure professionali.
Ho notato che ancor più del contatto fornito da medici di base, pediatri o colleghi, le persone vanno alla ricerca del professionista adeguato alle loro esigenze proprio in rete e vogliono proprio “vedere la faccia” di chi li potrà aiutare. Molti pazienti mi dicono proprio che di fronte ai risultati di professionisti della stessa zona e con le stesse specializzazioni, sono arrivati a me, scegliendomi dalla foto vista sul mio sito, perché, a detta loro “ho ispirato fiducia”… e ogni volta faccio del mio meglio per essere all'altezza delle aspettative e della fiducia che viene riposta in me.

Come ti immagini il futuro del tuo lavoro? Quali abilità dovranno acquisire secondo te le psicologhe del futuro?
Più che immaginare mi auguro davvero che nel futuro ci sia una visione più ampia rispetto alla mia professione: oggi ancora troppi stereotipi e pregiudizi allontanano le persone dai nostri studi, perché “se vai dallo psicologo allora sei pazzo”, perché “dovrai andarci tutte le settimane per 10 anni”, perché “tanto non credo della psicologia” (attenzione! La psicologia è una scienza, non una religione!!), perché “tanto parlo già con la mia amica”.
La psicologia non è solo clinica, è prima di tutto lavoro sulle risorse, supporto per affrontare un momento difficile, una scelta, un evento imprevisto, prevenzione. Immaginiamo ad esempio un gruppo di supporto psicologico alle neo-mamme… chi di noi non ha almeno una volta provato la sensazione di inadeguatezza, di difficoltà? Ecco, in un gruppo di sostegno, le mamme possono finalmente esternare i loro vissuti, senza paura di essere giudicate, riconoscono che lo stesso vissuto è condiviso da altre mamme e si sentono più leggere e questo ha una forte valenza protettiva rispetto alla possibilità di sviluppare una depressione post-partum.

Penso che proprio da noi psicologi debba partire una maggiore sensibilizzazione rispetto ad una visione più ampia, credo che sia necessario da parte di ognuno di noi potenziare la nostra capacità di scendere in mezzo alla gente, di farci conoscere, di togliere questo alone per promuovere in modo meno clinico e più fruibile la psicologia.

Per te è stato semplice arrivare a questo punto? Quali difficoltà hai dovuto superare? Raccontaci la tua storia.
La mia passione per la psicologia mi accompagna da quando frequentavo il liceo e mi piace immaginare la strada fatta fino a qui come un viaggio a tappe non sempre lineare: dopo la laurea e l'iscrizione all'Albo non ero ancora sicura e abbastanza coraggiosa per entrare nel mondo delle Partite Iva, volevo conquistare la mia autonomia economica, rendermi indipendente, così ho iniziato a lavorare in un'azienda dove mi sono occupata fino a due anni fa dei siti internet e della gestione dei contenuti. Conquistata la tanto agognata indipendenza però, anche se l'ambiente di lavoro era stimolante e piacevole, il cuore continuava a battere per ciò che avevo studiato, così ho iniziato la scuola di specializzazione in psicoterapia, sono passata al part-time e mi sono avvicinata timidamente alla libera professione, alle difficoltà connesse ma anche alle prime gratificazioni.
Il diventare mamma mi ha messa di fronte ad un bivio: lavorare in azienda, fare la psicologa e occuparmi al meglio dei bambini cominciava a diventare impresa ardua, così a malincuore ancora uno stop, o meglio una pausa al mio essere psicologa, per poter essere più presente e serena con i bambini… Ma evidentemente le passioni superano le difficoltà e quando anche il destino ci mette le mani (e i bambini sono un po' cresciuti), ecco che mi ritrovo a dover fare una scelta: la mia azienda è in forte crisi, cassa integrazione e tanti licenziamenti in vista, tutto ciò per me si trasforma in opportunità e trovo il coraggio di chiudere questa porta, per riaprire la Partita Iva. Ed oggi sono qui, molto soddisfatta della scelta fatta, le difficoltà restano tante, ma la voglia di continuare il viaggio, di continuare ad imparare ogni giorno mi permettono di alzarmi ogni mattina con tanta grinta ed entusiasmo.

Vista la tua esperienza di libera professionista e di mamma, qual è il consiglio che ti senti di dare a chi sta attraversando le difficoltà che tu hai attraversato tempo fa?
Non è facile dare consigli, ciò che ha funzionato per me potrebbe essere completamente fuorviante per un altro… se ci pensate è la stessa cosa che avviene quando ci si confronta tra mamme… quella strategia funziona con quel bambino, ma la stessa cosa non ha nessun effetto su un altro, ogni bambino ha i suoi bisogni che vanno ad incrociarsi con quel modo unico ed irripetibile di essere mamma.
Quello che mi sento di condividere è che se c'è un sogno, se c'è la passione, almeno bisogna provarci, non è detto che poi tutto si realizzerà, ma almeno sarà stato fatto un tentativo e non ci si pentirà domani di non aver tentato.

Chiudiamo con un pensiero su NetworkMamas: per te è stato utile? Quale è stato il vantaggio più grande che ne hai tratto?
Credo che NetworkMamas sia di aiuto per me soprattutto in termini di contatti e di visibilità, più che per la possibilità di offrire i miei servizi on line. Il mio lavoro passa attraverso la relazione e ovviamente la comunicazione non verbale viene un po' penalizzata in una video-chat; ciò non toglie che si possano realizzare in modo efficace tante tipologie di consulenze, penso ad esempio alla possibilità di fornire consigli su come gestire i capricci, le fasi di crescita di un bambino, ecc.
Uno dei principali vantaggi di questo ultimo periodo è stata la possibilità di iniziare una collaborazione con un'artista ed una scrittrice, con cui stiamo preparando un bel progetto… ricco di emozioni. Se volete saperne di più seguitemi anche sul mio sito

Grazie Paola, speriamo che la tua storia possa essere di ispirazione per tutte le donne che hanno paura di lanciarsi e le invitiamo a contattarti per fare due chiacchiere che potranno essere di sprone per abbandonare le ultime paure che le legano ad un lavoro poco soddisfacente.